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bambina che osserva una foglia con una lente nella mano

Z di Zoom. Per una didattica del particolare

Sappiamo tutti che con la parola inglese “zoom” si indica un tipo di obiettivo a distanza focale variabile. In fotografia e nel cinema consente alla macchina di stringere l’inquadratura su un particolare, portandolo in primo piano. La parola ha un’origine onomatopeica, in quanto deriva dal ronzio e dal rombo, come un insetto o un aereo in picchiata che si avvicina velocemente a qualcosa.

Trovo che la funzione dello zoom possa aiutarci enormemente quando facciamo attività didattica con i nostri alunni.

L’attenzione dei bambini verso i piccoli dettagli

Pensiamo a un bambino mentre cammina in città o nella natura. Da cosa è attirata la sua attenzione? Cosa osserva? Noteremo che il suo sguardo non sarà mai rivolto verso il grande, il generale. Non saranno i panorami o l’architettura o il bosco nella sua interezza a guidarlo nell’esplorazione, ma i piccoli dettagli. Tornando ai nostri esempi: una crepa nel muro, una panchina, un tombino oppure una foglia, un insetto, un pezzo di legno.

È infatti dalle piccole cose che nascono i grandi perché del bambino, poiché gli permettono di fare esperienza sensoriale (tocco, afferro) prima, di pensiero (da dove viene? perché ha questa forma?) e di immaginazione (e se fosse…? e se la usassi per…?) poi.

Dal particolare al generale: un percorso naturale per il bambino

Pertanto, se volessimo raccontare loro di quella foglia o di quel tombino, non faremmo prima un intero preambolo sull’ecosistema del luogo o su acquedotti e sistemi fognari. Cercheremmo, invece, di andare dritti alla risposta, giusto? E quindi diremmo che quella foglia ha quel colore perché è caduta dall’albero e che il tombino porta nel sottosuolo della città. Da queste prime risposte partiranno poi altre domande, che a loro volta porteranno ad altre informazioni che andranno verso il macro dell’argomento.

È questo un procedimento che ci porta a seguire un percorso verso il sapere che è quello più naturale per il bambino, ovvero: approcciarsi all’argomento attraverso i sensi o l’esperienza diretta e poi “avanzare a ritroso”, dal particolare al generale, incatenando una lunga lista di perché.

L’approccio classico: dal generale al particolare

Eppure l’impostazione classica di spiegazione di un dato argomento di qualsiasi disciplina (storia, geografia, scienze, arte, ecc.) è sempre quella di tipo “accademico”, che parte dal generale per poi, via via, scendere nel particolare.

Pensiamo a un libro di testo. Come è strutturato? Esattamente in questo modo. E quindi per raccontare il Risorgimento cosa facciamo? Diamo prima il contesto storico e sociale, spiegando com’era divisa l’Italia al tempo e chi la governava e in che condizioni viveva la popolazione italiana. Da qui probabilmente inizieremo a parlare delle prime società segrete e del progetto di unificare la nostra penisola. E poi via con le guerre di indipendenza, fino ad arrivare alla spedizione dei Mille e alla questione del Mezzogiorno.

Potremmo fare lo stesso esempio di procedimento (dal generale al particolare), portando ad esempio un argomento di scienze come quello dei vulcani. Partiamo dalla descrizione della morfologia della crosta terrestre e delle sue profondità; poi parliamo del fenomeno del vulcanesimo e quindi di come si sono formati i vulcani, cosa provoca le eruzioni e cosa la loro quiescenza, fino a raccontare di un vulcano preciso (il Vesuvio, ad esempio) e di una famosa eruzione come quella del 79 d.C. che ha distrutto Pompei.

Invertire la prospettiva: partire dai dettagli

A dire il vero, questi non sono esempi a caso, in quanto si tratta di temi (quali, appunto, Tutela Ambientale e Memoria Storica) che stiamo trattando con alcune classi quinte di una Scuola Primaria all’interno del progetto “Little Game Makers”.

Quando abbiamo dovuto immaginare e progettare le relative attività didattiche, il nostro lavoro si è concentrato proprio sui dettagli, quindi ci siamo chiesti: qual è quel particolare fatto/elemento che può attirare l’attenzione dei bambini e dal quale possiamo far partire il percorso di esplorazione e approfondimento? Così abbiamo costruito un itinerario a tappe attraverso un processo che dal particolare va verso il generale.

Ecco allora che più che dal fenomeno dei vulcani, abbiamo deciso di partire dall’osservazione di pietre e sorgenti di origine vulcanica. Così come per parlare di questione meridionale abbiamo trovato interessante utilizzare come porta d’ingresso dell’argomento la foto (e quindi la storia) di un brigante nato e cresciuto proprio nella nostra città.

Il particolare come chiave per aprire la conoscenza

È infatti il particolare che riesce a proiettare il bambino dentro un quadro più ampio di fatti, avvenimenti e processi, poiché nella sua “piccolezza” e specificità è più alla sua portata. La conoscenza è così introiettata più facilmente, perché il dettaglio è più immediatamente assimilabile come parte di noi, dell’ambiente in cui viviamo e della nostra storia (passata, presente e futura).

Come insegnanti ed educatori, armiamoci quindi di una immaginaria lente focale e utilizziamola per scovare quel piccolo dettaglio in grado di spalancare le porte verso qualsiasi tipo di conoscenza.


Questo articolo fa parte della rubrica: “Il metodo Stracuriosi dalla A alla Z”. Settimana dopo settimana, lettera dopo lettera, condivideremo con voi quali sono i principi, i valori, le parole chiave alla base del nostro metodo. Scopri tutte le altre lettere.

Foto da Freepik.

Alessandra Maltempo

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