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V di Varietà. Quando diventa connessione e quando confusione

Quando diciamo che alla base della nostra metodologia c’è la parola “varietà”, intendiamo dire che la conoscenza deve essere il più possibile olistica, soprattutto nei primi gradi della scuola. Un approccio al sapere che abbia una prospettiva a 360 gradi significa che l’uomo e il mondo sono visti come un tutt’uno e non separati. Il bambino, infatti, è naturalmente portato a interrogarsi e a scoprire il mondo in maniera non settoriale o disciplinare, ma olistica, appunto.

La parola varietà è quindi fortemente connessa alla parola curiosità, che, come abbiamo già spiegato nel precedente articolo “S di StraCuriosità. 5 consigli pratici per stimolarla”, spesso si manifesta in modo disorganizzato e non stila liste e categorie di cose o eventi più degne rispetto ad altre.

Discipline curriculari contro varietà di argomenti

Concentrarsi rigidamente sui programmi delle singole discipline è quindi un errore, perché non tiene conto del tipo di mappa che il bambino è naturalmente portato a utilizzare per muoversi e orientarsi nei meandri della conoscenza.

Il timore degli insegnanti, però, è che la varietà degli argomenti proposti sulla base di questa mappa, che tende a spaziare anche e soprattutto attraverso le domande dei bambini, le loro riflessioni e osservazioni e quindi la loro partecipazione attiva all’apprendimento, possa risultare dispersiva e generare confusione.

In realtà, c’è molta più confusione all’interno di un sistema di discipline curriculari che non hanno alcuna correlazione tra loro, che non all’interno di un sistema olistico che racchiude sì una grande varietà di argomenti, ma fortemente interconnessi tra loro.

La disconnessione che genera confusione

Nelle famose e (famigerate!) 7 lezioni del prof. Gatto, la prima lezione riguarda proprio la confusione. Gatto provocatoriamente scrive:

Tutto ciò che insegno è fuori contesto. […] Insegno le sconnessioni. Insegno troppo. […] Io insegno la non-correlazione di tutto, una frammentazione infinita che è l’opposto della coesione; quel che faccio è più vicino ad una programmazione televisiva che alla composizione di uno schema ordinato.

La varietà di discipline, programmi curriculari e progetti extracurriculari che la scuola spesso propone è il “troppo” di cui parla Gatto, è un “troppo” confuso e disconnesso. È questa disconnessione che genera la confusione – e non la varietà in sé o la curiosità dei bambini – in quanto accade che l’alunno non riesca a connettere questa marea di informazioni, concetti e materie alle sue domande; domande (e quindi motivazione intrinseca ad apprendere) che nascono tutte dalla ricerca ossessiva di un sistema di codici con cui spiegare e dare significati al mondo che lo circonda e dentro il quale vive, ha percezione, sente di appartenere.

La varietà non è quindi quella che si riduce a un mosaico assemblato per inculcare regole e teorie, lasciando gli studenti “con un bagaglio di gergo superficiale derivato dall’economia, dalla sociologia, dalle scienze naturali e così via” (Gatto), ma quella che alimenta il loro genuino entusiasmo a imparare in profondità.

Sicuramente la frammentazione non solo delle discipline, ma anche del corpo docente (anche 5-6 insegnanti già a partire dalla scuola primaria) non favorisce di certo questo tipo di approccio e tutti i tentativi dell’equipe di classe di applicare il principio della interdisciplinarità (che comunque è cosa diversa dalle connessioni di cui sopra) sono a loro volta frammentati, superficiali e a singhiozzo.

Un sistema di scatole cinesi

Qui non si tratta di trovare semplicemente dei “collegamenti”. La varietà all’interno di un quadro olistico, infatti, non è lineare, ma circolare. Siamo all’interno di un sistema di scatole cinesi: dentro la scatola dell’astronomia c’è la filosofia e dentro quella della filosofia ci sono il linguaggio e la grammatica; dentro la scatola delle scienze naturali c’è l’etica e dentro quella dell’etica c’è la politica.

Sempre Gatto fa un bellissimo esempio di sequenza:

Pensate a tutte le grandi sequenze naturali come imparare a camminare e imparare a parlare; seguendo la progressione della luce dall’alba al tramonto, osservando le antiche tecniche di un agricoltore, di un fabbro, di un calzolaio, guardando vostra madre che prepara il piatto per il Giorno del Ringraziamento – tutte le parti sono in perfetta armonia le une con le altre, ogni azione si giustifica da sé e illumina il passato e il futuro.

Questo passaggio è molto importante, perché un insegnante deve sempre cercare le connessioni dentro quel pezzetto di mondo in cui il bambino vive e che è esso stesso un contesto olistico, in quanto composto da diversi aspetti – fisico, geografico, sociale, culturale, emotivo e relazionale – che non sono interdipendenti o semplicemente sommabili tra loro, ma dialogano, si influenzano e modificano reciprocamente.


Questo articolo fa parte della rubrica: “Il metodo Stracuriosi dalla A alla Z”. Settimana dopo settimana, lettera dopo lettera, condivideremo con voi quali sono i principi, i valori, le parole chiave alla base del nostro metodo. Scopri tutte le altre lettere.

Immagine di Craig Rodway da Flickr.

Alessandra Maltempo

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