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Bambini e vacanze: meno schermi per salvare la loro estate

Educare all’autoregolazione digitale durante i mesi senza scuola

Con la chiusura della scuola, una delle principali preoccupazioni dei genitori è che i propri figli aumentino considerevolmente il tempo di esposizione agli schermi. Ormai l’equazione è questa: bambino non occupato in attività scolastiche o extrascolastiche = bambino davanti a uno schermo.

E così quando la scuola finisce – e lo stesso i corsi di danza, nuoto, musica, teatro, calcio – sembra che a un bambino non resti altro modo di trascorrere la propria estate, a parte il tempo passato nei centri estivi, se non andando in overdose di cartoni animati (nella migliore delle ipotesi) o di videogame, video su YouTube, social network (nella peggiore).

Questa idea di molti genitori – e il comportamento che ne deriva, ovvero riempire le giornate finalmente libere dei propri figli pur di evitare che rimangano imbambolati davanti a un cellulare per ore – in realtà mette in atto un circolo vizioso, per cui il bambino viene impegnato in attività non perché gli fanno bene e gli procurano piacere, ma con il solo intento di tenerlo lontano dalla tecnologia. Il risultato è che, quando l’alternativa viene meno, il bambino non ha scampo e sarà inevitabilmente risucchiato dallo schermo, davanti ai genitori inermi.

Il punto, quindi, non è (solo) se e come creare l’alternativa, ma piuttosto come educarli all’autoregolazione. Usiamo quindi queste vacanze e l’enormità di (meritato) tempo libero di cui i nostri figli dispongono, per aiutarli a gestire in modo consapevole il rapporto con il digitale attraverso limiti e regole precisi.

7 passi per definire regole condivise su tempo e schermi digitali

1. Partire dalla scienza: seguire le linee guida degli esperti

Le raccomandazioni di psicologi, pedagogisti e pediatri hanno permesso di tracciare linee guida abbastanza precise – di cui riportiamo uno schema nel box qui sotto – riguardo al tempo di esposizione agli schermi digitali in base all’età del bambino, che possiamo utilizzare come riferimento per stabilire la durata media di utilizzo da parte dei nostri figli.

Indicazioni generali sul tempo di utilizzo degli schermi
0-2 anni
Nessun utilizzo.

3-5 anni
Fino a 30 minuti al giorno.

6-10 anni
Fino a 1 ora al giorno.

11+ anni
Fino a 2 ore al giorno, da modulare in base a età e interessi.

Tuttavia, ci sono anche fattori soggettivi di cui tener conto, nel momento in cui andremo a stilare le nostre regole, come interessi e hobby del bambino e tipologia di strumenti e contenuti digitali utilizzati.

È importante, ad esempio, conoscere – e spiegare ai bambini in modo semplice – la differenza tra attività digitali di intrattenimento creativo e attività digitali di intrattenimento di comfort.

Nel primo caso la mente è attiva: si compie uno sforzo cognitivo (guardando un film o un cartone animato, giocando a un videogame, leggendo, utilizzando un programma specifico per creare contenuti) e questo genera una soddisfazione duratura. Nel secondo caso il contenuto è fruito passivamente, a sforzo zero (ad esempio quando si scorrono compulsivamente reel, stories o shorts), offrendo al cervello una sensazione immediata di relax, che, però, tende a svanire rapidamente e può portare a insoddisfazione e dipendenza.

Questa distinzione è utile anche per noi adulti, perché aiuta a non demonizzare tout court la tecnologia e a comprenderne meglio le dinamiche e i potenziali effetti.

2. Coinvolgere i figli: lasciare un margine di negoziazione

Immaginate un grande recinto. Noi genitori abbiamo il compito di definire i suoi confini precisi. Ma, all’interno di questa area così delimitata, i nostri figli, a seconda dell’età, possono avere un margine di negoziazione.

Faccio un esempio semplicissimo: nel nostro macro-recinto abbiamo deciso che si può guardare la TV solo la mattina oppure solo il pomeriggio. Nostro figlio può scegliere quale delle due alternative preferisce. Oppure: nel nostro macro-recinto abbiamo stabilito che gli sarà riconosciuto un “salvadanaio” di tempo di 2 ore al giorno. Nostro figlio potrà decidere se utilizzarle tutte insieme o se suddividerle nell’arco di una giornata. E così via.

Ciò lo farà sentire co-protagonista delle decisioni prese, perché gli assegniamo un minimo di potere decisionale, seppur strategicamente già circoscritto a monte. La negoziazione, infatti, include anche il confronto, il dialogo, la chiarezza, la trasparenza. Sempre a seconda dell’età del bambino, regole e limiti possono quindi essere motivati e i rischi legati a un abuso spiegati.

3. Conoscere le attività digitali: fare una lista e discuterla

Compilare una lista delle principali attività che nostro figlio svolge tramite gli schermi è una vera e propria azione di educazione al digitale, in quanto apre a una riflessione sul perché e sul come utilizziamo i dispositivi tecnologici. Questa lista, inoltre, servirà a capire cosa è davvero importante fare o guardare per nostro figlio e cosa meno, cosa è adatto alla sua età e cosa no. Ciò ci aiuterà, quindi, a discutere, analizzare e a fare delle scelte consapevoli insieme.

Mettiamo che nostro figlio abbia elencato:

  • guardare cartoni;
  • guardare video su YouTube;
  • ascoltare musica;
  • giocare ai videogame.

Sulla base di questa lista, chiediamogli se alcune di queste attività si possono fare anche senza schermi. La musica, ad esempio, si può ascoltare con Alexa, e allo stesso modo esistono infiniti giochi analogici. Andiamo cioè a creare l’alternativa non digitale alla soddisfazione di un bisogno (in questo caso ascoltare musica e divertirsi).

Per quanto riguarda i video su YouTube, proviamo a fare insieme un elenco di cosa guarda e perché e selezioniamo i contenuti adatti e quelli non adatti, ma soprattutto facciamo una selezione anche in base alla durata.

Io, ad esempio, ho vietato tutta la categoria shorts di YouTube (i video brevi), proibendo in generale tutti i video con una durata inferiore ai 15 minuti circa, spiegando a mio figlio (che ha quasi 11 anni) in che modo i video brevi hanno effetti dannosi sul funzionamento del nostro cervello. Nessun limite invece per l’utilizzo di un programma di composizione musicale che sta imparando a usare con il suo maestro di musica: lì è tutta logica e creatività che si scatena!

4. Definire i limiti di tempo: organizzare la giornata

Ora possiamo passare a definire il limite temporale giornaliero, magari suddividendolo tra mattina e pomeriggio. Stabiliamo anche limiti relativi ad alcuni momenti specifici della giornata, che dovranno essere considerati sempre off.

No, quindi, agli schermi:

  • la mattina appena svegli (magari specificate le attività da fare prima di dedicarsi allo svago – digitale o no – come fare colazione, lavarsi, vestirsi, ma anche piccoli compiti domestici da svolgere);
  • durante i pasti;
  • dopo cena (e quindi prima di andare a letto).

5. Stabilire limiti di luogo: decidere dove usare gli schermi

Anche il dove è importante!

Se siamo a casa, stabiliamo la regola che gli schermi possono essere utilizzati solo negli ambienti in cui possiamo tenere sott’occhio ciò che vedono e fanno (di conseguenza non in camera loro).

Se siamo fuori casa, sarebbe preferibile evitarli completamente, senza eccezioni. Se siamo all’aperto per una passeggiata o stiamo partecipando a un evento o siamo al ristorante o a casa di amici, facciamo in modo che i bambini vivano l’esperienza del momento e non lasciamo che si isolino con un cellulare, alienandosi dal mondo reale.

6. Formalizzare il regolamento: sottoscrivere le regole condivise

Una volta stabilite le regole, mettiamole per iscritto, firmiamo per accettazione e teniamole su una parete bene in vista della casa. È un gesto formale, ma simbolicamente molto forte, con cui genitori e figli insieme stipulano un patto per il benessere di tutta la famiglia.

7. Far rispettare le regole: usare coerenza e fermezza

A questo punto, non resta che far rispettare il regolamento!

Se, ad esempio, allo scadere del tempo non spengono il dispositivo, ricordiamo loro di farlo. Se temporeggiano, spegniamolo noi. Se protestano, piangono, fanno storie, facciamo loro notare con calma che, se non sono in grado di rispettare le regole, significa che non sono ancora pronti per l’uso di questi strumenti e che quindi, per il momento, è meglio eliminarli del tutto.

Vi assicuro che, di fronte a regole e limiti precisi, a un comportamento coerente e a una costante e calma fermezza, anche i bambini più resistenti nel giro di pochi giorni svilupperanno un rapporto più sano, sereno e consapevole con gli schermi. E, soprattutto, vi stupiranno con la loro naturale capacità di usare il proprio tempo libero all’insegna della creatività, dell’immaginazione, del gioco libero e della scoperta.

Credits: immagine generata con Sora (ChatGPT, OpenAI).

Alessandra Maltempo

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