“Domenica 14 Marzo siamo stati ospiti all’interno di uno degli incontri della rassegna “HeArt Gallery. La galleria delle emozioni” ideata e condotta da Marta e Penna (alias Marta Masi, pedagogista ed educatrice museale) insieme alla life coach Teresa Fredella.
Durante il workshop di domenica scorsa abbiamo indagato il tema del conflitto o, meglio, della gestione del conflitto attraverso il gioco teatrale.
L’interesse e l’entusiasmo con cui i partecipanti e le partecipanti si sono messi in gioco non ha fatto che confermare ciò che già sappiamo: il conflitto ci riguarda tutti, in ogni momento della nostra vita.
Il conflitto è il nostro pane quotidiano perché la vita stessa è conflitto!
Prima ancora che a un litigio con una persona, pensiamo, ad esempio, al conflitto determinato dalla nostra stessa condizione di essere umani, cioè di creature fragili e mortali, da sempre in conflitto con la morte, con la malattia, con la vecchiaia.
Siamo in conflitto con i valori e le convenzioni della società in cui viviamo.
E, più di ogni altra cosa, siamo in conflitto con noi stessi o, meglio, con le diverse parti di noi: piacere e dovere, sono in conflitto; sogno e realtà sono in conflitto; i nostri ruoli all’interno del contesto sociale in cui agiamo sono in conflitto; partire e restare, sono in conflitto; libertà e sicurezza, sono in conflitto.
Da millenni il teatro (poi sono arrivati la narrativa e il cinema) ci racconta queste forme di conflitto. Ecco perché gli attori, attraverso la sacra arte della recitazione, hanno imparato a indagarlo questo benedetto il conflitto, a sviscerarlo, a smascherarlo, ad affrontarlo.
Ora, cosa c’entra il conflitto con l’educazione di bambini e ragazzi?
C’entra! C’entra moltissimo.
Innanzitutto, perché uno dei conflitti più importanti nella crescita di un individuo è quello con i propri genitori.
In generale, il conflitto mondo-adulto e mondo dell’infanzia/adolescenza è uno dei conflitti cardine nella vita di ognuno. I relativi punti di vista, ma soprattutto i relativi bisogni e valori sono (e sempre saranno) irrimediabilmente in conflitto. Spesso anche insegnante e alunno sono conflitto perché in conflitto sono (per retaggio culturale) studio e gioco, singolo e gruppo, intelletto ed emozione.
Compito di un educatore non è evitare questo conflitto (anche perché evitarlo non è solo impossibile, ma anche controproducente!). La pace e la serenità all’interno di una relazione non è, quindi, l’assenza di conflitto, ma la soluzione del conflitto; e la soluzione può definirsi tale solo quando è a favore di entrambe le parti.
Imparare a gestire i conflitti con i bambini grazie al teatro
Da attrice e formatrice teatrale, vi assicuro che il training dell’attore (ovvero tutti quegli esercizi che lo preparano a interpretare un personaggio e la sua storia) può esserci enormemente di aiuto per allenare uno sguardo, per dotarci di strumenti di analisi prima e di azione poi, così da giocare la partita nel migliore dei modi.
Mettersi nei panni dell’altro
Innanzitutto, perché l’attore impara a mettersi nei panni di un altro. E’ questo un esercizio di empatia che richiede uno sforzo di immaginazione enorme. Tra l’altro, la parola empatia trova origine proprio nel teatro, in quanto veniva usata per indicare il rapporto emotivo di partecipazione che legava il cantore al suo pubblico.
Ma il lavoro dell’attore va oltre l’empatia; per conoscere profondamente il suo personaggio, non si limita infatti a comprendere e sentire sulla propria pelle le sue emozioni e i suoi sentimenti, perché questi sono solo la punta di un iceberg. L’attore deve condurre una vera e propria indagine nel testo (tutto ciò che il personaggio dice e fa) e oltre il testo (tutto ciò che il personaggio non dice e non fa). In una sola parola, l’attore deve scoprire cosa muove il suo personaggio, ovvero qual è il suo obiettivo e, conseguentemente, qual è il suo conflitto (ovvero ciò che ostacola o rende difficile il raggiungimento dell’obiettivo).
Pensate, ad esempio, come in quest’ottica può cambiare radicalmente la metodologia di un insegnante per motivare i suoi studenti!
Il conflitto nascosto
Ma attenzione: il conflitto può essere dichiarato (in tutto o in parte) oppure può essere nascosto. Il conflitto nascosto è quello in cui il motivo reale del conflitto non si palesa in maniera esplicita ovvero si maschera dietro altri motivi e argomenti.
Sono quelli che nella quotidianità chiamiamo ‘pretesti’. Quante volte, infatti, ci siamo ritrovati a dire “Cos’è? Un pretesto per litigare?”. Lo diciamo quando intuiamo che c’è dell’altro…
Questo accade anche nella relazione adulto-bambino, ovviamente.
Quante volte gli psicologi ci ripetono che spesso dietro un capriccio, un comportamento sbagliato e/o aggressivo si nasconde un bisogno, una richiesta d’aiuto? E che quindi molto spesso quando un bambino provoca lo scontro con l’adulto il suo obiettivo non è sfidarlo, ma magari quello di cercare attenzioni? E noi adulti (genitori o insegnanti) da parte nostra in quel momento cosa vogliamo ottenere dal quel bambino? Il silenzio e la disciplina? L’obbedienza cieca? Il rispetto? L’abnegazione nello studio?
L’esempio è forte e volutamente provocatorio, ma capite bene come la risposta cambi totalmente la prospettiva da cui guardare la situazione conflittuale e, conseguentemente, la strategia da utilizzare.
Ecco perché la prima cosa da fare per gestire bene un conflitto è capire cosa vogliamo realmente ottenere noi e cosa vuole realmente ottenere la nostra “controparte”. In altre parole, esattamente come fa un attore, dobbiamo chiederci quali sono le reali motivazione alla base del conflitto.
Più precisamente, stando sull’esempio genitore/figlio, come dei veri e propri detective, dobbiamo capire quali sono i bisogni, i desideri e le paure che si celano:
- dietro i reciproci gli atti di accusa ( “Non stai mai fermo!” / “Non mi fai fare mai niente!”);
- dietro i reciproci giudizi (“Sei il solito monello! / “Sei una mamma cattiva!”);
- dietro i reciproci moti di rabbia e frustrazione (“Non mi ascolta” / “Non mi capisce!”; “Non sono un buon genitore” / “Sono un bambino sbagliato!“; “Non ho alcun ascendente su di lui!” / “Sono invisibile ai suoi occhi!”; “Non lo sopporto quando fa così” / La odio!).
In altre parole, proprio come avviene con un testo teatrale, le battute (ciò che si dice e come lo si dice) non saranno elementi sufficienti per capire qual è realmente “l’oggetto della contesa”, né tantomeno “la posta in gioco”.
Gli esercizi utilizzati durante i percorsi teatrali sono quindi molto utili non solo per far chiarezza dentro di noi, ma anche per far chiarezza negli altri e, quindi, nella relazione.
Attraverso esercizi, giochi di ruolo, improvvisazioni, possiamo allenare strumenti quali empatia, consapevolezza di sé, ascolto attivo e imparare a vivere i conflitti non come un gioco di potere, ma come un’occasione di confronto e di consolidamento del legame affettivo, evitando così stress, ansie e frustrazioni che non fanno altro che nuocere alla relazione sia tra pari (adulto VS adulto; bambino VS bambino), che fra genitori e figli.
Presto nuovi corsi e workshop con il nostro metodo che coniuga pedagogia teatrale, teoria delle intelligenze multiple e Gamification!








Sì, sono interessata
ciao,
vorrei maggiori informazioni sui vostri corsi di formazione su pedagogia teatrale e educazione alla gestione del conflitto.
Gentile Patrizia, al momento non abbiamo corsi attivi, ma sarà nostra premura informarla via mail non appena saranno disponibili attività che possano interessarle.