Piccoli accorgimenti per avvicinare i bambini ai libri
Molto spesso mi capita che alcuni adulti mi riferiscano che i loro bambini dei libri non vogliono proprio saperne!
Quando dico libri, non intendo la lettura che il bambino fa autonomamente, ma la lettura condivisa, ovvero quella in cui un adulto legge ad alta voce una storia al proprio bambino.
In prima battuta, la mia risposta è sempre la stessa, un’unica parola scolpita con il fuoco nella roccia più dura: “IMPOSSIBILE!”. Perché il piacere di ascoltare le storie è scritto nel nostro DNA e poco importa quanti anni l’ascoltatore abbia. È qualcosa di atavico. Nessuno può resistere al potere di fascinazione di una bella storia, possibilmente anche ben raccontata.
La risposta corretta è che c’è semplicemente un errore di “strategia” e di “contenuto”, che va individuato e corretto non nel bambino, ma nell’adulto. Non si tratta di essere genitori o insegnanti incapaci, ma semplicemente di non essere lettori consapevoli. La consapevolezza è tutto per agire nel modo giusto. E anche l’esperienza conta.
A parte conoscere l’età del bambino in questione, poco mi interessano le informazioni che il genitore mi dà sul suo piccolino, tipo “Non sta mai fermo!”, “Preferisce i cartoni animati”, “Non parla ancora bene”.
Ciò che invece a me interessa è cosa fa (o cosa non fa) l’adulto e – se lo fa – come lo fa. A volte bastano davvero pochi e piccoli accorgimenti per interessare i bambini ai libri.
Ecco quindi i 5 possibili errori che potremmo inconsapevolmente commettere (e questo a prescindere dall’età del bambino) e che rendono il momento lettura poco “appetibile”.
Leggere ai bambini molto piccoli: gli errori più comuni
1. Leggere senza provare piacere
Può sembrare un’assurdità, ma vi assicuro che non è così. Può un adulto a cui non piace leggere (né per sé né per gli altri) proporre comunque libri al suo bambino? Sì, può, perché probabilmente sa che in qualche modo quell’attività sarà utile.
Peccato, però, che la sola leva motivazionale dell’utilità (in totale assenza di quella del “piacere”) da sola non basterà a rendere l’approccio alla lettura emotivamente coinvolgente.
Leggere deve essere innanzitutto un piacere legato alla sfera emotiva dell’adulto (prima ancora che a quella emotiva del bambino); deve quindi essere un modo per stare insieme, per comunicare, per coccolarsi, prima ancora che per “stimolare” le intelligenze del bambino.
2. Scegliere un momento o un luogo sbagliato per la lettura
Ad esempio: proponiamo la lettura mentre il bambino è intento a fare altro; l’ambiente è rumoroso o in quel momento sta offrendo altri tipi di stimoli; il bambino è stanco e irrequieto; l’adulto non è sereno o è distratto; ecc.
3. Proporre un libro non adatto all’età del bambino
Questo è uno degli errori più comuni. Un libro, per quanto ben fatto, non vale l’altro.
Soprattutto nella fascia 0-6 abbiamo tutta una serie di sotto-categorie suddivisibili nelle fasce di età 0-1; 1-2; 2-3; 3-6.
Bisogna quindi non solo conoscere queste tipologie di libri, ma anche e soprattutto conoscere la fase evolutiva del proprio bambino e quindi: da cosa è attratto? Quali bisogni ha? In quale fase del suo sviluppo cognitivo si trova? Quali sono gli “enter point” giusti per attivare il suo interesse intorno all’oggetto libro?
4. Leggere in modo inadeguato ai libri per la prima infanzia
Qui non parlo soltanto di “espressività”. Nei libri per bambini molto piccoli (0-1, ad esempio) nemmeno avremo un testo.
Che si fa, dunque? Come si leggono le sole immagini? E i libri-gioco, invece? Quelli, cioè, con finestrelle o da ricomporre? Insomma, quelli da esplorare? Con che tipo di approccio li accompagniamo nel piccolo viaggio di scoperta delle forme, dei suoni, dei colori?
5. Leggere senza stabilire un contatto visivo
Mentre stabilire un contatto fisico durante la lettura è quasi naturale (già stare seduti l’uno accanto all’altro è un contatto fisico), il contatto visivo diventa invece qualcosa da cercare consapevolmente.
Mentre si legge (e questo vale anche per bambini dopo i 6 anni), la possibilità di vedere il volto dell’adulto lettore (e quindi tutta la gamma delle espressioni facciali legate al racconto) è molto importante.
Più il bambino è piccolo, più il volto del lettore (insieme alle immagini) è fondamentale, in quanto i codici comunicativi del corpo sono maggiormente comprensibili rispetto a un linguaggio (quello verbale) che ancora non si comprende o che comunque non si padroneggia ancora bene. Il bambino, quindi, deve poter contemporaneamente vedere (e “leggere”) sia il libro che il viso dell’adulto.
Ma di tutti questi aspetti, soprattutto di come scegliere i libri giusti per la fascia d’età 0-6, mi piacerebbe approfondirli con voi dal vivo in un incontro live.
Continuate quindi a seguirci e a scriverci: presto altri incontri live sul tema lettura!
Foto di ParentiPacek da Pixabay.








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