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Cucinare è un'attività molto divertente per i bambini ma anche uno strumento efficace per educare alla parità di genere

Educare i bambini alla parità di genere

Come educare i bambini alla parità di genere? Alcune riflessioni sulla differenza tra educare i bambini all’autonomia ed educare i bambini alla parità di genere e 5 consigli pratici su come coinvolgere i più piccoli nelle faccende domestiche.

Un piccolo aneddoto familiare

Mercoledì 10 Giugno 2020. Ore 12.40. La lavatrice ha finito il suo programma di lavaggio già da 20 minuti.
Io sono molto presa dal mio lavoro al PC. Non ho nessuna intenzione, quindi, di interrompere proprio in un momento in cui mi sento particolarmente concentrata. E così ho un’idea geniale: mio figlio!

“Lorenzo….”, chiamo con voce allegra e suadente “Vieni un attimo qui, per favore…”.
“Che c’è?” mi risponde distrattamente, perché anche lui in quel momento è molto impegnato col suo lavoro, ovvero costruire LEGO.
“Che ne dici di stendere la biancheria?”
“Ma io non sono capace!”. Che colpo da maestro che è quello di dichiararsi “incompetente” per sottrarsi al compito assegnatogli.
“Ma no! E’ facilissimo… e anche molto divertente!”.

Mentre si accinge abbastanza perplesso a srotolare calzini, slip e magliette, faccio una breve ripresa con la telecamera del cellulare, così da documentare questa tappa importante della sua crescita, ovvero “La prima volta in cui ha steso la biancheria!”.
Poi, divertita, mando nella chat di famiglia il video; e a questo punto accade qualcosa di inaspettato… La nonna, infatti, commenta con un: “Brava! Educalo all’auto-sufficienza!”.

Una frase pensata e scritta con innocenza e anche un certo grado di buon senso e verità, ma che in realtà è una terribile gaffe!

Educare i bambini all’auto-sufficienza o alla parità di genere?

Il mio intento non era affatto “educare all’auto-sufficienza”, ma a “educare alla parità di genere”! E il fatto che la differenza (per me enorme!) non fosse stata colta mi ha portato a un’altra riflessione, e cioè di come molte di quelle poche madri che in passato hanno educato i propri figli maschi a svolgere piccole faccende casalinghe, lo abbiano fatto col solo intento che poi questi potessero essere “auto-sufficienti” nel momento in cui, una volta soli fuori casa (per motivi di studio o di lavoro), fossero in grado di provvedere all’essenziale anche senza ‘mammà’.

E in questo loro intento era inoltre sottinteso che questa ‘auto-sufficienza domestica’ dovesse avere una durata temporanea ovvero… fino a quando non troverà una fidanzata o una moglie!

Tornando al commento della nonna in chat, il mio obiettivo educativo era invece che mio figlio capisse che in una famiglia tutti devono contribuire alla gestione della casa; che non esistono compiti da femmina e compiti da maschio; che la mamma non è ‘l’angelo del focolare’, perché ogni casa di ‘angeli’ ne ha tanti quanti sono i componenti della famiglia stessa; che (anche solo più semplicemente) in quel momento io ero impegnata e che lui doveva dare una mano. Poco importa che poi di nascosto ho dovuto stendere tutto daccapo perché la biancheria era un ammasso indistinto di bombe a mano fatte di stracci.

Quando si parla quindi di educare alla parità di genere, di cosa esattamente stiamo parlando, quindi?

Di teorie che vanno trasmesse oralmente, forse? Di slogan, vignette e spot che dobbiamo ripetere come un mantra? E a chi? O è forse (anche e soprattutto) un agire quotidiano ‘per’ e ‘nei confronti’ dei nostri bambini fin dalla tenera età, per mostrare cosa è – di fatto! – la parità di genere?

Come coinvolgere i bambini nelle faccende di casa per educarli alla parità di genere. 

Certo, rimane il problema che probabilmente i nostri figli si ribellaranno a questo tipo di richieste e non perché (nel momento in cui qualcuno o qualcosa glielo farà credere) lo ritengono un lavoro da femmine, ma semplicemente perché lo trovano noioso.

Dobbiamo quindi armarci di tanta immaginazione e creatività per trasformare in qualcosa di divertente e alla loro portata anche le piccole faccende domestiche. Non dobbiamo trasformarli in maggiordomi tutto fare: basteranno piccole azione quotidiane, anche solo una al giorno, ma che acquisterà un enorme significato simbolico se (e solo se) troverà un suo rispecchiamento nell’esempio del padre.
Insomma, niente discorsi, ma gesti e azioni in tutte le sue forme e manifestazioni.

5 suggerimenti pratici.

Ecco qui alcuni modi con cui ho provato a coinvolgere mio figlio di quasi 6 anni nelle piccole faccende domestiche.

  1. Apparecchiare. Noi lo facciamo utilizzando la lingua inglese (come si dice? Due piccioni con una fava!). E’ diventato praticamente un quiz: deve infatti comprendere la parola (‘spoon’, ‘glass’, fork’…), ma anche la quantità (‘three spoons’, ‘two glasses’, ‘four forks’); infine ci divertiamo a studiare disposizioni sempre diverse delle stoviglie sulla tavola.
  2. Passare l’aspirapolvere. Immaginiamo insieme ‘chi’ o ‘cosa’ può essere l’aspirapolvere e che tipo di missione sta compiendo. E così a volte è un metal detector in cerca di oro, altre un robot che sta ripulendo il pianeta Terra dai puzzolentissimi e inquinanti rifiuti.
  3. Riordinare i suoi giochi. Per questa attività il nostro must è catalogare: scatole piccole per giochi piccoli e scatole grandi per giochi grandi; oppure li dividiamo per colore o per genere (mezzi di trasporto / personaggi / giochi di società / ecc.).
  4. Programmare la lavatrice. Questo è facilissimo: basta dividere i capi bianchi da quelli colorati, stabilire la quantità giusta di detersivo e infine la cosa più divertente di tutte: programmarla!
  5. Cucinare. Questo per un bambino è divertente a prescindere. Se riuscite a mordervi la lingua tutte le volte che vi viene da dire “Attento a non sporcare!”, è fatta: vorrà farlo tutta la vita!

Un aiuto dal papà?

Attenzione! Ovviamente, quando è il papà a svolgere qualche compito domestico, trovo sempre il modo per farglielo notare, cercando però di evitare espressioni del tipo “Hai visto papà come mi aiuta?”.

Questa cosa dell’aiutare è abbastanza deviante (e urticante!) secondo me, perché nel discorso ‘parità di genere’, la donna non va aiutata: gli uomini, infatti, non sono chiamati a farci un favore, sono chiamati invece ad assumersi in ugual misura il carico del lavoro domestico.
Meglio quindi espressioni come “Mentre papà passa l’aspirapolvere, io e te apparecchiamo la tavola” ad esempio, che trasmettono invece il valore della collaborazione e del rimboccarsi le maniche insieme.

E voi? Avete mai pensato alla parità di genere come un obiettivo educativo importante quanto l’autonomia? Se vi va di condividere con noi la vostra esperienza inviateci un messaggio o pubblicate un post sui vostri canali social con l’hashtag #stracuriosi. 
Se invece avete bisogno di altre idee e suggerimenti più specifici scriveteci all’indirizzo email redazione@accademiadeglistracuriosi.it. Il team dell’Accademia degli Stracuriosi è a vostra disposizione per aiutarvi a trovare idee creative per rendere più divertente anche ciò che solitamente non lo è.

Alessandra Maltempo

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