Quando le feste di compleanno diventano sedute di bellezza
L’ultima moda delle feste di compleanno dei più piccoli è quella del “Beauty Party”. Nell’era dei social in cui tra le influencer più seguite al mondo ci sono proprio bambine al di sotto dei 10 anni, che nei loro video vediamo impegnate in sedute di skin care e di make up, era prevedibile che prima o poi questo fenomeno importato dagli USA arrivasse pure in Italia e prendesse forma anche nella vita quotidiana reale.
Sulla scia delle feste mega-galattiche a tema, trionfo di allestimenti scenografici costosissimi creati ad hoc per backstage fotografici da condividere orgogliosamente sui social, ecco ora bambine anche di soli 4 anni in elegantissime vestaglie o accappatoi (rigorosamente rosa!) pronte a festeggiare i compleanni con un vero e proprio trattamento di bellezza in un centro estetico.
Il marketing online delle feste a tema bellezza
Provate a fare un giro su internet, digitando sui motori di ricerca “Beauty Party” e vi si aprirà un mondo. Si va dalle animatrici delle feste di compleanno attrezzate di smalti, glitter e rossetti a centri estetici professionali che offrono questo servizio specifico sia a gruppi di bambine che alla sola coppia madre-figlia.
Tra i tanti mi ha particolarmente colpita il video promozionale di un centro estetico di una grande città. Una musica dal sapore disneyano accompagna lo scorrere di foto decisamente glamour, alternate a frasi che parlano dritte all’emotività delle mamme.
Bambine di non più di 8 anni con bigodini in testa fanno manicure e pedicure (“Porta tua figlia con tutte le sue amiche in un centro estetico a farsi bella con prodotti naturali”), vengono truccate e massaggiate (“Realizzerai così il suo più grande desiderio”), non prima, ovviamente, dell’applicazione di una maschera per il viso con tanto di fette di cetriolo sugli occhi (“perché si sentirà come una vera principessa e sarà un’esperienza che ricorderà per sempre!”). Sembra distopia e invece è la realtà. Una triste e drammatica realtà.
Ancora più triste e drammatica se pensiamo a quanto oggi, più che in altri tempi, i canoni estetici influenzano le donne (soprattutto le più giovani). Sappiamo, infatti, che il ricorso alla chirurgia e ai vari trattamenti estetici a cui ci si sottopone per rispondere a un idealizzato quanto posticcio modello di bellezza (zigomi evidenti, labbra carnose, nasi affilati, seni abbondanti) è aumentato vertiginosamente. Inoltre, mentre prima erano appannaggio soltanto dei VIP, ora questi interventi (piccoli e grandi) sono alla portata di tutti, anche di ragazze giovanissime, persino minorenni.
L’impegno dei genitori di figlie femmine, in teoria, dovrebbe dunque essere quello di contrastare questa subcultura attraverso un’educazione all’interiorità e non – al contrario – di incoraggiare il falso mito della bellezza esteriore.
Il tentativo di spacciare i Beauty Party come attività educative
Ma la cosa più agghiacciante è che chi organizza e vende eventi come i Beauty Party e gli Spa Party lo fa attraverso messaggi subdoli e – oserei dire – manipolatori, promuovendoli sfacciatamente come “educativi”.
Cito testualmente da una pagina online: “Parliamo di bellezza, ma nel modo giusto. A cosa serve la bellezza oggi? Com’è possibile educare le bambine a riguardo? – scrive una mamma estetista che orgogliosamente si auto-promuove ideatrice del format. – “Mi sono posta queste due domande e ho deciso di voler rispondere attraverso Beauty Party, educando e dando il giusto peso alla tematica. Sono sempre stata ispirata da una frase di Dostoevskij: ‘La bellezza salverà il mondo’. Ne sono certa, così come lo sono del fatto che la bellezza non sia superficiale, ma abbia il potenziale educativo per formare donne consapevoli”.
Ora, lasciando stare la citazione a sproposito di Dostoevskij (che parlava di ben altra bellezza!), capite bene come questo maldestro tentativo di nobilitare tutta la faccenda suoni del tutto incoerente, infondato e sconclusionato.
E ancora, da un post di una animatrice di feste di compleanno: “Ogni bambina ha l’opportunità di esplorare la propria bellezza, imparando a valorizzarsi per ciò che è. È un’occasione di crescita, dove il concetto di bellezza non è legato a modelli esterni, ma alla cura e all’autoconsapevolezza. Ogni gesto, ogni pennellata di trucco è una piccola affermazione di sé”.
Mi fermo qui. Queste parole potrebbero farci sbellicare dalle risate se stessimo assistendo a uno spettacolo di stand up comedy, ma purtroppo non è così.
L’impatto dei Beauty Party sulla crescita psicologica
Tutto ciò non è solo culturalmente anacronistico rispetto ai tempi che viviamo (penso, ad esempio, al grande tema della parità di genere), ma è anche pedagogicamente diseducativo, perché decisamente in contrasto con una crescita psicologicamente sana dei figli. La bellezza, infatti, non può e non deve avere nulla a che fare con l’autostima e la consapevolezza di sé. Vale per una persona adulta, vale ancor di più per una bambina (ieri, oggi e domani!).
Inoltre, sempre restando in ambito educativo, è indubbio che nessuna bambina al mondo desidererebbe una festa di compleanno così. Non risponde ai suoi reali bisogni e non è nemmeno lontanamente presente nei suoi desideri starsene distesa su un lettino per farsi applicare creme sul viso e smalti sulle unghie. Questo è un piacere indotto dall’adulto, un desiderio che nasce da madri che sembrano reiterare a oltranza il gioco che da bambine facevano con le proprie barbie. Solo che ora, le barbie, sono le figlie di soli 4, 6, 8 anni: bamboline da vestire, truccare, pettinare e infine… esibire.
La risposta standard di madri e organizzatrici a tali osservazioni non manca però ad arrivare: “Le bambine sono contente, per loro è solo un gioco”.
E qui c’è un altro grosso equivoco. Un conto è, infatti, l’emulazione dell’adulto che il bambino fa nel gioco simbolico o di ruolo, che è del tutto spontaneo e immaginifico e che assolve a una funzione che non è semplicemente imitativa, ma di rappresentazione della realtà, di costruzione dell’identità e di elaborazione emotiva del vissuto quotidiano.
Cosa ben diversa è invece portare l’infante nel mondo adulto reale non con l’intento del “facciamo finta che”, ma con l’obiettivo di fare davvero qualcosa da grande, diventando, attraverso la trasformazione della propria immagine esteriore, una donna adulta. In più con l’aggravante di sessualizzare il corpo della bambina attraverso labbra più pronunciate, ciglia finte, zigomi marcati.
Non si tratta di un semplice gioco di bambine!
Attraverso questo “gioco” (tutt’altro che innocente e innocuo) passano modelli e valori sbagliati che ancorano l’identità a un modello esclusivamente estetico, per cui io valgo solo se sono bella.
Sminuire la portata del messaggio che si trasmette è da irresponsabili; mistificarlo come educativo è intellettualmente disonesto. Chi propone, pubblicizza e partecipa a questo tipo di iniziative non sta di certo dalla parte dell’infanzia, in quanto contribuisce ad aumentare ulteriormente la pressione sociale sull’ideale di perfezione fisica, con la conseguenza che da adolescenti ci si sentirà inevitabilmente sbagliate e inadeguate, perché convinte che solo lì dove c’è la bellezza può esserci il successo e la felicità.
Vogliamo davvero lavorare sull’identità e l’autostima delle nostre bambine? Bene: allora è alla loro interiorità che dobbiamo dirigere il loro sguardo. Sono le loro capacità intellettive ed emotive che dobbiamo validare e sviluppare, sono le loro passioni e i loro interessi che dobbiamo sostenere, sono i valori dell’essere (e non dell’apparire) che dobbiamo coltivare.
Una diversa educazione alla bellezza
Il momento che madre-figlia dovrebbero concedersi, poi, non è di certo in una spa, ma in una passeggiata all’aria aperta lontano dal cellulare oppure a tavola senza tv accesa, conversando di sentimenti, relazioni, capacità. Educare alla bellezza? Certo! Ma quella per l’arte, la natura, la scienza, il talento.
Un appello, quindi, ai papà e, soprattutto, alle mamme: declinate l’invito a questo tipo di feste, spiegando a vostra figlia (e magari anche ai genitori dell’amica festeggiata) il perché. Non strappate via l’infanzia ai nostri bambini. Io, personalmente, adoro rossetto e mascara, ma non per questo dimentico che uno dei principi-pilastro dell’educazione è “ogni cosa a suo tempo”.
Credits: foto di Kampus Production da Pexels.








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