Perché è importante riflettere prima di lasciare che i nostri bambini guardino contenuti digitali come quelli dei Me Contro Te? In che modo potrebbero influenzare negativamente il loro sviluppo emotivo, cognitivo e sociale?
Come valutare la qualità dei contenuti digitali per bambini
Durante i nostri incontri di educazione al digitale con i genitori per prevenire la dipendenza dagli schermi, dedichiamo sempre uno spazio alla valutazione della qualità dei contenuti a cui i bambini accedono, raccogliendo le opinioni e le preoccupazioni delle famiglie e soffermandoci su quanto davvero possiamo considerare “non pericoloso” di ciò che è presente online.
Se, infatti, l’osservazione secondo la quale “Gli schermi non sono il problema. Il problema è ciò che fai con gli schermi” è corretta, allora è necessario che ci fermiamo a riflettere su cosa i bambini fanno e cosa guardano su questi “benedetti” schermi, valutando così, oltre all’aspetto quantitativo, anche quello qualitativo.
Le domande che dovremmo porci sono quindi le seguenti:
- Ci preoccupiamo sempre di verificare la qualità dei contenuti digitali?
- Ci fidiamo ciecamente dell’etichetta “per bambini” che piattaforme e produttori di contenuti digitali si auto-assegnano oppure valutiamo autonomamente e consapevolmente ciò che i nostri bambini guardano?
- È sufficiente, perché un contenuto possa essere classificato come “non pericoloso” o comunque “educativo”, che non presenti elementi violenti e/o sessuali oppure ci sono anche altri aspetti da prendere in considerazione?
Il caso emblematico dei Me Contro Te
Per trovare le risposte, vorrei utilizzare come esempio un caso emblematico di contenuto digitale che spesso valutiamo a torto come innocuo: i Me Contro Te, i famosi content creator pionieri di un format largamente imitato, che spopola ormai da oltre 10 anni su YouTube e che si rivolge specificatamente all’infanzia (parliamo di un target che va dai 5 agli 8 anni circa).
Sofì e Luì (questi i nomi della coppia) sono quel genere di youtubers che io definisco “lupi travestiti da agnelli”, in quanto sono in grado di esercitare un’influenza tutt’altro che positiva sui più piccoli, ma presentandosi in una veste apparentemente innocua.
In questo articolo, dunque, proverò a spiegare i motivi per i quali i Me Contro Te (e i loro cloni) sono un tipo di contenuto digitale da cui dovremmo tenere alla larga i nostri bimbi.
5 motivi per tenere i bambini lontani dai Me Contro Te e simili
1. Perché contengono pubblicità e merchandising
Può sembrare un aspetto secondario, ma non lo è: il primo parametro per fare valutazioni sulla qualità di un contenuto digitale è la presenza o meno di pubblicità o di finalità commerciali esplicite.
Nel caso dei Me Contro Te, i loro video – anche se disponibili gratuitamente – generano un vero e proprio indotto crossmediale, attraverso richiami continui a prodotti o altre iniziative come film e concerti. Questa strategia di marketing si chiama “Economia dell’Attenzione”: gli strumenti (in questo caso i video) sono pensati e costruiti con lo scopo di catalizzare per più tempo possibile l’attenzione degli utenti e aumentare il numero dei followers, per poi indurli ad acquistare online specifici prodotti.
E infatti, i bambini che seguono i Me Contro Te poi ai propri genitori cosa chiedono ossessivamente?
2. Perché propongono challenge inutili e dannose
Spessissimo nei loro video viene proposta una challenge (Me CONTRO Te, appunto). Il punto critico qui non è tanto il discutibile concetto di sfida in sé, quanto il terreno sul quale ci si sfida. I contenuti delle challenge nella maggior parte dei casi, infatti, sono diseducativi e promuovono comportamenti inutili o dannosi per i bambini.
Le challenges sul cibo, ad esempio: mangiare per un giorno soltanto alimenti di colore fucsia oppure mangiare pizze con ingredienti disgustosi. Agghiacciante, poi, la sfida “Mi compri?”, dove i due sfidanti, dotati di freccette, devono cercare di centrare sul tabellone il regalo che vogliono ricevere dall’altro. E così fra i bersagli di Sofì troviamo la borsa di Louis Vuitton (marchio spesso ricorrente nei loro video) e i trucchi di Sephora, mentre fra quelli di Luì troviamo mangiare al McDonald’s e 100 euro in contanti!
3. Perché sono un’ostentazione della ricchezza
Spesso questi personaggi ostentano la ricchezza o quanto meno la rendono desiderabile. Citano marchi di lusso, raccontano del loro viaggio aereo in business class o fanno regali costosissimi come addirittura un’automobile Ferrari! In questo modo trasmettono il messaggio che il valore personale dipenda dal possesso di beni materiali.
Tale rappresentazione, che promuove uno stile di vita irraggiungibile, rischia inoltre di creare nei bambini aspettative irrealistiche e un sentimento di frustrazione, con conseguenze negative sulla loro capacità di relazionarsi con il mondo che li circonda in modo sano e consapevole.
4. Perché mostrano adulti che si comportano come bambini
La prima volta che mi sono imbattuta nei loro video, la cosa che più di tutte ho trovato insopportabile è stata quella di vedere due adulti comportarsi come bambini.
Luì e Sofì, infatti, sono due “attori” (il virgolettato è d’obbligo) che non interpretano il personaggio di due bambini, ma quello di se stessi. Mi spiego meglio: loro si presentano al pubblico proprio per quello che sono, cioè due adulti (una coppia di fidanzati, per la precisione) che però pensano, parlano, giocano, si divertono come se fossero dei bambini.
Trovo questa cosa non solo sbagliata dal punto di vista della finzione narrativa (con chi e cosa si sta identificando esattamente il piccolo spettatore?), ma anche fuorviante dal punto di vista educativo, in quanto comunica un modello di adulto non realistico, sbagliato e che confonde confini e ruoli.
5. Perché creano dipendenza
I video vengono costruiti con una tecnica tale da catturare l’attenzione dei bambini per un tempo molto prolungato. Ritmo veloce, montaggio frenetico, zoom improvvisi, cambi di scena, grafiche animate, musica, suoni, espressioni facciali e gestualità esagerate. Tutto ciò permette di tenere i bambini incollati allo schermo ore e ore.
Il cervello è infatti attratto da stimoli veloci e continui. Portare però la stimolazione neurologica a questi livelli è molto pericoloso, soprattutto per un bambino, perché crea dipendenza. Di fronte a un contenuto così veloce, il cervello viene travolto da una cascata di stimoli; non ha il tempo di fermarsi un attimo per elaborare e capire ciò che ha appena visto, perché ecco che è già travolto dallo stimolo successivo.
Il punto è che nella vita reale le cose non funzionano così. La vita ha un tempo lento; imparare ha un tempo lento; l’elaborazione di ciò che vedi, ascolti, leggi, provi ha un tempo lento. Non ci sono musiche, effetti speciali, cambi improvvisi. L’iper-stimolazione di questo tipo di contenuti avrà quindi come conseguenza che i bambini avranno poi difficoltà a concentrarsi, si annoieranno facilmente, non avranno pazienza se non raggiungono subito un risultato e così si sentiranno spesso frustrati. E tutto questo perché ormai il loro cervello è stato addestrato a cercare solo stimoli veloci e picchi di dopamina continui.
Non riduciamo i bambini a tristi consumatori
C’è modo e modo di intrattenere i bambini, così come c’è modo e modo di lasciarli divertire. Teniamo lontani i nostri figli da chi vuole ridurli a tristi consumatori, incollandoli agli schermi con stupidi siparietti che offendono e compromettono la loro intelligenza e che veicolano messaggi sbagliati.
E voi come vi ponete rispetto ai contenuti che i vostri figli guardano online? Raccontateci il vostro punto di vista lasciando un commento o inviando una mail a redazione@accademiadeglistracuriosi.it
Credits: foto di pvproductions da Freepik.








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