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gruppo di bambini in classe visti dall'alto mentre giocano sul pavimento con dei bigliettini di carta in mano

Da insieme di studenti a gruppo che impara insieme

Attività di gruppo in classe: possibili o necessarie?

Non so voi, ma io ho notato che spesso nella scuola si utilizzano le parole “classe” e “gruppo” come sinonimi, in quanto si dà per scontato che la classe sia automaticamente un gruppo, per il solo fatto che gli studenti condividono la stessa aula, gli stessi insegnanti e siano chiamati a svolgere lo stesso programma di studio. Questo però è un grande equivoco, che fa cadere in un equivoco ancora più grande, ovvero che la didattica, in quanto rivolta a una classe, sia per definizione una didattica di tipo sociale.

Eppure basta pensare alla disposizione di banchi, sedie, cattedra e lavagna, per capire che, di fatto, l’apprendimento in classe avviene in modo individuale all’interno di una relazione esclusiva tra singolo alunno e maestro. E questo nonostante l’apprendimento sia anche un atto sociale, perché si impara meglio – e di più – con gli altri. Gli stessi studenti – soprattutto fino alla scuola inferiore di II grado – dichiarano che ciò che amano di più della scuola sono i compagni: si va a scuola soprattutto per stare con gli altri.

I dubbi degli insegnanti sulle attività di gruppo

Ciò nonostante, molti insegnanti sono ancora poco propensi a utilizzare un tipo di didattica di gruppo perché “gli studenti non sanno lavorare insieme”. Ma il paradosso è proprio questo: gli studenti non sanno lavorare insieme perché non vengono adeguatamente allenati a farlo.

In tanti anni di lavoro nelle scuole in qualità di esperta esterna, ho incontrato tantissimi maestri e maestre che vivevano questo profondo conflitto interiore: da un lato il desiderio di favorire la relazione e la collaborazione tra i propri alunni, dall’altro il terrore dei “problemi” che il lavoro di gruppo poteva generare.

Bastava proporre una diversa disposizione dei banchi (ad esempio a isole o a ferro di cavallo) per vederli sorridere e nello stesso tempo tremare. Per quale motivo? Si crea confusione, i bambini si eccitano troppo, iniziano a scherzare e a parlare a voce troppo alta, ma soprattutto è altissima la probabilità che litighino tra loro. Insomma, una marea di situazioni da gestire!

È vero che all’inizio è probabile che tutto questo accada. Tuttavia, la capacità di lavorare in gruppo è una competenza che si acquisisce con il tempo e solo se si ricevono gli strumenti e le occasioni per allenarla.

Perché proporre attività di gruppo in classe e come farlo

Ora, a quello che all’alunno può sembrare l’unico fine dell’attività di gruppo, ovvero stare insieme agli altri, noi educatori dobbiamo affiancare obiettivi più profondi: imparare a collaborare e condividere; creare le condizioni per esprimere liberamente pensieri, opinioni, idee e sentimenti; comprendere e rispettare l’alterità. Nello stesso tempo, dobbiamo fare in modo che il lavoro di gruppo diventi strumento per favorire l’apprendimento stesso.

Tuttavia, prima ancora che attività di gruppo, dovremmo proporre attività che favoriscano la costruzione del tanto agognato gruppo.

È stato questo anche il punto di partenza del progetto “Little Game Makers”, sul tema della cittadinanza attiva, che abbiamo avviato recentemente con quattro classi quinte della Scuola Primaria nell’Istituto Comprensivo “Ex Circolo Didattico” di Rionero in Vulture (PZ). Tutte le attività che andremo a proporre ai bambini saranno di gruppo, perché sarebbe un controsenso parlare di cittadinanza attiva al di fuori di una didattica sociale che consideri il gruppo-classe come la prima e più importante comunità nella quale agisce un bambino.

Il primo modulo, intitolato “Team Talent”, è stato dedicato interamente a porre le basi affinché la classe potesse agire come un gruppo. Ma questo approccio non vale solo per un progetto specifico: riguarda ogni contesto scolastico che voglia promuovere un apprendimento collaborativo.

Ecco, dunque, quattro strategie da cui partire per trasformare la classe in una comunità coesa, capace di imparare insieme.

4 approcci efficaci per creare un gruppo-classe

1. Favorire la conoscenza per creare senso di appartenenza

Non è affatto scontato che all’interno di una classe ci si conosca davvero. La conoscenza può infatti essere limitata ai migliori amici, ad esempio. Oppure può essere superficiale. Ecco perché proporre esercizi di auto-narrazione guidata è un fondamentale e ottimo punto di partenza per lavorare sulla relazione sociale e sul senso di appartenenza.

Ovviamente, questo tipo di esercizi deve muoversi sempre in una dinamica che da dentro (l’auto riflessione e l’introspezione) si muove verso l’esterno (il rapporto con l’altro). Il punto focale è creare quelle condizioni in cui gli alunni si sentano liberi di parlare di sé e nello stesso tempo possano sentirsi ascoltati senza giudizio. Non solo, parlare di sé e nello stesso tempo ascoltare la narrazione che di se stessi fanno gli altri aiuterà a prendere consapevolezza di quanto l’altro sia simile a noi e nello stesso tempo diverso da noi.

2. Insegnare ad ascoltare

Spesso gli insegnanti si lamentano del fatto che i propri alunni non ascoltano. È vero: non ascoltano, ma perché nessuno glielo ha insegnato. E non ascoltano anche perché a loro volta non sono ascoltati. L’ascolto non si può ottenere con l’imposizione, perché ascoltare è un’azione volontaria.

Attraverso esercizi specifici e mirati è quindi necessario attribuire a questa azione una precisa funzione, che sarà, gradualmente, sempre più importante:

  • ascoltare per ottenere informazioni;
  • ascoltare per comprendere idee-concetti;
  • ascoltare per empatizzare con l’altro;
  • ascoltare per imparare a guardare le cose da un nuovo punto di vista.

3. Educare all’assertività

Esprimere con chiarezza ed efficacia una propria idea, opinione o stato d’animo non è sempre facile; ancor meno lo è farlo in modo assertivo, cioè riuscendo a comunicare ciò che si pensa o si sente senza offendere né aggredire l’interlocutore.

Gli esercizi per allenare la capacità assertiva si articolano su due aree distinte, ma complementari:

  • quella dei sentimenti e delle emozioni, che gli alunni dovranno imparare a esprimere senza toni offensivi o accusatori, concentrandosi invece sulla descrizione del proprio stato d’animo e dei comportamenti, situazioni o parole che l’hanno generato;
  • quella delle idee/opinioni/scelte, che vanno sempre motivate – cioè spiegate e giustificate con ragioni personali – e non imposte.

Su quest’ultimo punto, ritengo che i nostri studenti non sappiano motivare perché troppo poco spesso si chiedono (e si tengono in conto) le loro idee e opinioni. E allora succede che alla domanda: “Perché ti piace lo sport”, la risposta sarà “Perché è bello”. Per questo bisogna stimolarli a rispondere sempre alla domanda “Perché?”, senza mai giudicare le loro risposte, ma semmai accompagnandoli nella riflessione attraverso altre domande.

4. Promuovere la cooperazione

Fare le cose insieme presuppone la capacità di assumersi un compito come gruppo. Questo significa imparare ad agire attraverso un’azione congiunta, ovvero un’attività svolta insieme in modo coordinato, in cui ciascun alunno contribuisce attivamente al raggiungimento di un obiettivo comune e si assume la propria parte di responsabilità.

È necessario, dunque, proporre esercizi in cui i nostri alunni siano chiamati a cooperare, condividendo compiti e risorse, in modo che ognuno possa mettere in campo le proprie capacità e sentirsi parte di un processo collettivo.

Investire nel gruppo per potenziare l’apprendimento

In sintesi, trasformare la classe in un gruppo è un passaggio essenziale, spesso trascurato, per favorire un apprendimento efficace. Lavorare insieme permette ai bambini di sviluppare abilità sociali importanti, come la collaborazione, il rispetto reciproco, la capacità di ascolto e di non giudizio.

Investire in questo processo non sottrarrà tempo all’apprendimento, ma lo potenzierà. Si potrà così creare un ambiente inclusivo, in cui ogni studente si sente valorizzato e libero di esprimersi, imparando a vivere in armonia e a relazionarsi con gli altri, sia a scuola che nella vita di tutti i giorni.

Se volete approfondire come favorire la collaborazione tra alunni e potenziare le competenze trasversali attraverso il lavoro di gruppo, vi invitiamo a scoprire la formazione “Con gli altri imparo meglio”, un percorso rivolto agli insegnanti della scuola primaria che desiderano costruire pratiche efficaci per sviluppare la dimensione sociale dell’apprendimento in classe.

Per informazioni e attivazione, scriveteci a redazione@accademiadeglistracuriosi.it!

Alessandra Maltempo

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