I lettori di questo articolo probabilmente si dividono in due schieramenti: da una parte quelli che considerano le ricompense (e le punizioni) degli aiuti per educare, anche abbastanza velocemente, un bambino; dall’altra quelli che invece sono consapevoli che ricompense e punizioni sono dei falsi aiuti, in quanto non permettono di comprendere l’importanza del comportamento su cui si sta lavorando e quindi non consentono nemmeno di consolidarlo.
Ve lo dico subito. Se dobbiamo ragionare secondo questo dualismo, io mi schiero senza dubbio nel secondo gruppo. Non credo affatto nell’utilità di premiare con una caramella un bambino che ha fatto i compiti o nel mettere in castigo il bambino che non ha messo in ordine la stanza.
Con questo articolo però voglio mostrarvi un altro punto di vista sul concetto di “ricompense”. Punto di vista che potrebbe aiutarci a utilizzare tale concetto in una maniera differente, offrendoci nuovi spunti nell’ideazione dei percorsi educativi da proporre ai nostri bambini, che si tratti dei nostri allievi o dei nostri figli.
Il sistema di ricompense nei giochi. Il caso “Super Mario Bros.”
I giochi e soprattutto i videogiochi sono costellati di ricompense, così come di “punizioni”. Pensiamo a un famosissimo gioco, che non solo ha fatto la storia dei videogiochi, ma che continua a intrattenere migliaia di giocatori ancora oggi: Super Mario Bros.
Mentre giochiamo a Super Mario Bros, possiamo ottenere diverse ricompense: possiamo incrementare il nostro punteggio abbattendo i nemici, possiamo raccogliere monete, possiamo raccogliere “power-up” ovvero oggetti che ci consentono di acquisire abilità speciali (per esempio il super fungo che ci consente di ingrandire il personaggio).
Ma sono forse questi gli obiettivi del gioco?
No, non lo sono. L’obiettivo finale nei giochi di Super Mario varia a seconda della versione, ma il tema ricorrente è il salvataggio della Principessa Peach, che è stata rapita dal malvagio Bowser. Mario, il protagonista, deve attraversare diversi regni o livelli, superando ostacoli, nemici e sfide per raggiungerla e liberarla.
A cosa servono allora le ricompense all’interno del gioco?
Questi elementi di ricompensa sono stati inseriti dai game designer per diverse ragioni:
- Le ricompense guidano il giocatore nel percorso: quando cominciamo a giocare a Super Mario Bros, nessuno ci spiega cosa fare, nessuno ci legge le istruzioni. È proprio il sistema di punizioni e ricompense che ci permette di capire che cosa dobbiamo fare.
- Le ricompense aggiungono profondità all’esperienza di gioco, offrendo ai giocatori diversi modi per interagire con il gioco stesso e misurare il loro progresso: il punteggio complessivo, per esempio, consente di confrontarsi con altri giocatori.
- Le ricompense aumentano la durata del gioco: in quanto giocatore di Super Mario Bros posso andare avanti velocemente e nel minor tempo possibile dritto verso la mia meta, ovvero l’asta della bandiera alla fine del livello; oppure posso decidere di scoprire cosa si cela dietro ogni blocco contrassegnato dal punto interrogativo per ottenere punti e power-up: questo aumenterà senza dubbio il tempo di gioco.
Un gioco privo di istruzioni
All’interno di questo articolo voglio soffermarmi sul primo punto: le ricompense (e anche le punizioni, come vedremo) consentono al game designer di creare un sistema di apprendimento, grazie al quale il giocatore comprende come muoversi all’interno del gioco senza leggere le istruzioni. Questo accade un po’ in tutti i videogiochi.
Torniamo, quindi, a Super Mario Bros.
Provate a mettervi nei panni di una persona che non vi ha mai giocato (o se non lo avete mai fatto ancora meglio) e cominciate a giocare alla versione online gratuita che trovate qui di seguito.
Dopo aver compreso che con i tasti ◀️ e ▶️ potete muovervi orizzontalmente, iniziate ad avanzare. Quindi incontrate un esserino marrone che avanza verso di voi, un “goomba”. Cosa dovete fare? Se non fate niente e vi lasciate toccare, ecco che “cadete” giù dal muretto e perdete una vita. Questa “punizione” vi ha insegnato che non bisogna farsi toccare dai goomba.
A questo punto provate a superarli saltando e magari gli cadete anche sopra la testa, scoprendo che in questo modo potete schiacciarli e ottenere 100 punti. Ecco, grazie a questa ricompensa, avete appreso che è utile schiacciare i goomba. E così via…
Per il giocatore di Super Mario Bros “ricompense” e “punizioni” sono dunque dei feedback positivi e negativi nel loro percorso di apprendimento di come funziona il gioco. La domanda allora che possiamo porci è: noi educatori non potremmo usare le ricompense allo stesso modo?
Come usare le ricompense nel percorso di apprendimento
In quanto educatori siamo un po’ designer: designer di un’esperienza di apprendimento e, in quanto designer, non possiamo lasciare la struttura di questa esperienza al caso, anzi!
Questo è proprio il nostro compito: disegnare un percorso di apprendimento all’interno del quale il bambino possa imparare liberamente, anche attraverso gli errori.
Come possiamo quindi utilizzare le ricompense all’interno del percorso di apprendimento che stiamo ideando per i nostri bambini?
A mio parere, il lavoro del game designer potrà essere per noi una utile fonte di ispirazione se terremo a mente questi due punti:
1. Le ricompense non sono mai gli obiettivi
Le ricompense non sono mai gli obiettivi di un gioco e, come designer di un percorso educativo, dobbiamo quindi seguire la stessa logica. Quando strutturiamo il nostro percorso di apprendimento come prima cosa chiediamoci: “qual è l’obiettivo?” Non sto parlando dell’obiettivo formativo da scrivere poi in una qualche relazione, ma della motivazione primaria del nostro discente/giocatore.
Qual è la differenza? A volte è solo una questione di prospettiva. A volte, infatti, si tratta solo di sforzarci di andare più a fondo e di comprendere il punto di vista dei bambini. Quale motivazione intrinseca potrebbe avere un bambino per imparare ad andare in bicicletta? Per imparare a fare la raccolta differenziata? Per imparare a leggere e a far di conto?
Prima di usare come premio caramelle e medagliette aiutiamo i bambini a prendere consapevolezza dell’importanza di quello che stanno imparando. Non possiamo insegnare nulla a un bambino che non ha voglia di imparare.
2. Le ricompense come feedback
Una volta che il bambino ha chiaro perché è in classe a seguire quella lezione o perché ha bisogno di imparare a fare correttamente la raccolta differenziata, allora possiamo porci (anche insieme) una serie di domande sul percorso di apprendimento che consentirà al bambino di raggiungere quell’obiettivo.
Domande come: quali sono le tappe di questo percorso? Quali sono gli ostacoli? Quali azioni o comportamenti è necessario acquisire? Oppure quali competenze bisogna memorizzare?
Una volta individuati questi elementi possiamo immaginare delle “ricompense” che, a questo punto, saranno intese da noi e dai bambini come dei veri e propri feedback ovvero come elementi che ci aiutano a comprendere se ci stiamo muovendo bene nel percorso di apprendimento, e quindi se ci stiamo avvicinando o meno all’obiettivo.
Per esempio:
- Il percorso di apprendimento richiede l’acquisizione di competenze o conoscenze diverse? Un sistema di ricompense basato su badge e medaglie offre un ottimo strumento visivo che consente di individuare subito quali competenze o conoscenze abbiamo già appreso e quali no.
- L’esperienza di apprendimento che stiamo strutturando prevede che il bambino si eserciti nel compiere più volte una determinata azione con costanza? Un sistema basato sul punteggio potrebbe dotare il bambino di uno strumento che gli consente di quantificare in maniera semplice il miglioramento delle proprie competenze e performance nel percorso.
- Il nostro percorso di apprendimento prevede l’acquisizione progressiva di diverse capacità propedeutiche tra di loro? Possiamo allora sfruttare il concetto del superamento dei livelli, che aiuterà visivamente e/o narrativamente il bambino a comprendere di quanto sta avanzando nel percorso e quanto è vicino alla meta.
Verso percorsi di apprendimento che ispirano e coinvolgono
Le ricompense nei videogiochi, come dimostra Super Mario Bros, servono da guide intuitive, fornendo feedback immediati che facilitano l’interazione con il gioco. Questo stesso principio, a mio avviso, può essere trasferito nell’educazione dei bambini, dove le ricompense possono fungere da feedback cruciale per aiutare anche i più piccoli a navigare all’interno del loro percorso di apprendimento.
Riconoscere che le ricompense non dovrebbero essere l’obiettivo finale, ma piuttosto mezzi per promuovere l’acquisizione di competenze e conoscenze, ci offre una nuova prospettiva su come strutturare esperienze educative che siano motivate intrinsecamente e che coinvolgano attivamente il bambino. Ciò naturalmente richiede una comprensione profonda delle motivazioni intrinseche dei bambini e una progettazione attenta delle esperienze di apprendimento che incoraggino l’esplorazione e il miglioramento personale.
In conclusione, proprio come game designer scrupolosi, credo che noi educatori possiamo e dobbiamo progettare percorsi di apprendimento che non solo educano, ma che ispirano e coinvolgono i bambini, aiutandoli a comprendere il valore del loro impegno e i successi che conseguono. È dunque un invito a tutti noi a riflettere sull’importanza di un’educazione che, più che premiare, mira a sviluppare un apprendimento significativo e duraturo.
Immagine di Matteo Bittanti su Flickr.








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