Perché i libri aiutano a crescere
Avvicinare i bambini ai libri fin dai primi mesi di vita è fondamentale sia per il loro sviluppo (pensiamo ai benefici che porta in ambito cognitivo, linguistico ed emotivo) sia per il rafforzamento del legame affettivo tra genitore e figlio e, quindi, per una genitorialità maggiormente responsiva, ovvero più attenta ai bisogni del bambino.
Scegliere i libri giusti è un primo passo importante per intraprendere insieme questo percorso. Il secondo è quello di vivere il momento della lettura condivisa come un tempo-qualità intimo, giocoso, stimolante e divertente.
Non sempre, però, ci si approccia alla lettura nella maniera giusta. Spesso si presta poca attenzione alla scelta dei libri per l’infanzia, lasciandosi “sedurre” dal titolo, dal tema o dalle illustrazioni o accertandosi semplicemente dell’età consigliata. Ecco perché è necessario che a guidare il bambino alla scoperta del piacere di nutrirsi di storie sia un adulto consapevole e preparato.
Quanto prima educatori e genitori inizieranno a proporre la lettura dei libri ai propri bambini, tanto maggiori saranno i benefici che questa produrrà. Le storie rappresentano infatti un mezzo potente e prezioso per permettere al bambino di elaborare il suo mondo interiore e di decifrare quello esteriore, ma anche per aiutare l’adulto a comprendere meglio i desideri, i timori e le fantasie del bambino.
Il primo libro: il volto della madre
Una volta, non ricordo più dove, mi è capitato di leggere una frase che mi colpì moltissimo e che più o meno diceva così:
“Il primo libro che un bambino legge è il volto della propria madre”.
È proprio vero: non solo il volto di un genitore racconta tante cose di sé e della relazione col proprio bambino, ma questi, dal canto suo, può essere considerato (e già dai primissimi mesi di vita) un lettore competente, in quanto perfettamente in grado di distinguere le diverse espressioni di un viso e inflessioni di una voce.
Quando nacque mio figlio, feci in modo che già nei suoi primi giorni di vita potesse leggerlo questo “libro”. Occhi negli occhi (sapete bene che la vista dei neonati non è ancora ben sviluppata) gli recitavo filastrocche e canticchiavo canzoncine. Sono iniziati così i nostri primi racconti: momenti di pochi minuti (ma ce n’erano sempre più di uno nell’arco di una giornata), che si staccavano nettamente dal resto della routine quotidiana.
In quella intimità così creata i versi (métra) mettevano Lorenzo in relazione con sua madre (màter).
L’etimologia delle parole “madre” e “metrica” ha infatti in comune la radice ‘ma-’ con il significato primario di misurare, ma anche di preparare, formare. La voce della madre (e del padre) come origine, radice, che attraverso la trasmissione di un timbro imprime la configurazione dei tratti dell’identità di un bambino. Con la nostra sola voce possiamo quindi offrire racconti prima ancora che il nostro bambino apprenda il linguaggio delle parole; offrire con lo stesso senso di necessità e amore con cui offriamo il cibo.
La lettura come nutrimento di una relazione di vicinanza
Quando il genitore racconta una storia, spargendo semi nell’orecchio del bambino, si allunga il tempo della suzione, che è il primo tocco e la prima presa. E in questa diversa relazione “nutritizia” (che è fatta di suoni e sguardi) il bambino “prende” e “comprende” nel senso che prolunga quell’esperienza, ma nello stesso tempo la oltrepassa accedendo a nuove forme di apprendimento.
Nei libri (dai libricini di stoffa senza testo agli albi illustrati ai libri di narrativa vera e propria) il bambino, infatti, incontra, in ordine di tempo: oggetto e nome, significati e funzioni, crescita e ricerca di senso, letteratura e arte.
In un percorso che va da “fuori” a “dentro” (ovvero dalla conoscenza del mondo esterno alla conoscenza di un mondo interno), i libri fino a 2-3 anni rappresentano il mondo con le sue forme, i suoi colori, i suoi abitanti, ma intorno ai 3 anni cominciano anche raccontare il desiderio, la paura, il conflitto, la morte e l’amore.
Il valore educativo della lettura ad alta voce
Insomma, la lettura ad alta voce rivolta ai bambini da 0 a 6 anni è davvero importante. È (non mi stancherò mai di ripeterlo) uno strumento educativo potentissimo, che nessun adulto dovrebbe rinunciare a usare con grande consapevolezza, perché ciò che si è seminato possa meravigliosamente germogliare.
Ecco perché proprio al potere educativo della lettura abbiamo pensato di dedicare i primi incontri del percorso formativo del progetto di comunità “Custodi di Storie” del Comune di Rionero in Vulture, che stiamo curando con Pot in Pot.
Durante gli incontri scopriremo perché i bambini amano le storie e quale bisogno profondo esse soddisfano. Impareremo a scegliere libri che lasciano il segno, andando oltre la copertina, e a leggere insieme ai bambini in modo da comprendere, ascoltare e dare loro voce. Attraverso la migliore letteratura per l’infanzia, rifletteremo su come i libri possano diventare un ponte tra il mondo dei bambini e quello degli adulti, rendendo visibile l’invisibile e stimolando emozione, scoperta e riflessione.
Per maggiori informazioni sul progetto e per sapere come diventare un Custode di Storie, visita il sito www.custodidistorie.it!
Foto di RDNE Stock project da Pexels.








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